Vince 223 milioni, la moglie ne vuole la metà. Statece.
Vince 223 milioni al Superenalotto l’11 settembre (178,4 milioni, togliendo il 20% di tasse), si vanta con gli amici del paesino e la...
Vince 223 milioni al Superenalotto l’11 settembre (178,4 milioni, togliendo il 20% di tasse), si vanta con gli amici del paesino e la voce arriva alla moglie. Quest’ultima, anche se si è trasferita a casa dei genitori, a 600 km di distanza, non essendo ancora intervenuta una sentenza di divorzio e vigendo la comunione dei beni, ne chiede la metà.
I giornali, però, titolano: «L’ex moglie si rifà viva e pretende parte della vincita», generando la solita cloaca nei commenti sulle mogli parassite.
Ma perché scrivere «ex moglie»? Se non sono divorziati, non è l’ex moglie: è la moglie. Semplice. Solo che «la moglie chiede la metà di una vincita ottenuta durante il matrimonio in comunione dei beni» genera molti meno indignati di «l’ex moglie si rifà viva e pretende i soldi». E gli indignati commentano, litigano, condividono. I click portano soldi, la definizione «ex moglie» porta la cloaca e la cloaca porta i click. Il cerchio si chiude.
Ce li vedo, poi, questi leoncini se fosse stata la moglie a vincere: chissà se avrebbero mantenuto la stessa posizione, sostenendo quindi che il tizio non avrebbe dovuto volere quei soldi. Cioè, una cosa che gli spetta di diritto. La legge dice questo, statece.
E poi c’è l’ipocrisia di chi punta il dito contro questa donna come se, trovandosi al suo posto, avrebbe risposto: «No, grazie, tieniti pure tutto». Certo. Come no.
Anzi, probabilmente molti di quelli che oggi la chiamano parassita, messi davanti a 89 milioni di euro che ritengono spettare loro, avrebbero preteso fino all’ultimo centesimo.
Lei, invece, stando a quanto riportato, avrebbe proposto come possibile accordo anche un mantenimento di 8.000 euro al mese. Che, messi accanto alla metà di 178,4 milioni, sono bruscolini: 96.000 euro l’anno contro circa 89 milioni subito.
E non parliamo neppure necessariamente di 8.000 euro al mese per tutta la vita. Il marito, una volta diventato ex marito, potrebbe anche morire prima di lei, lasciandola con le pacche nell’acqua: non è che gli eredi subentrerebbero automaticamente nell’obbligo di versare per sempre all’ex moglie del defunto lo stesso mantenimento.
Per questo, se davvero l’alternativa fosse tra circa 89 milioni subito e 8.000 euro al mese, per me il secondo accordo sarebbe completamente irricevibile. Per eguagliare nominalmente 89,2 milioni a 8.000 euro al mese servirebbero circa 929 anni. E senza nemmeno considerare che 89 milioni disponibili oggi possono produrre rendimenti per decenni.
Ma sui social il problema diventa lei che «vuole i soldi». Vorrei vedere quanti, trovandosi dalla sua parte del tavolo, improvvisamente scoprirebbero questa mistica vocazione alla rinuncia.
«Ha sbagliato a parlare». Certo, questo è ovvio. Ma non «ha sbagliato a parlare perché ora deve spartire i soldi con la moglie»: quello avrebbe dovuto farlo a prescindere, anche se non avesse parlato.
Perché, se non avesse detto niente e tra dieci anni fosse andato in giro per il paesino con la Lamborghini, la gente non è idiota: avrebbe comunque messo insieme i puntini e, alla moglie, anche dopo il divorzio, quei soldi avrebbe dovuto darli lo stesso.
Ha invece sbagliato a parlare per un altro motivo: se la notizia è arrivata alla moglie, sarà arrivata anche al boss locale. E nel nostro mondo, due anni fa, è stato ucciso un ragazzo a Milano per delle cuffiette di plastica con cui ascoltare la musica dal telefono; figuriamoci per 178,4 milioni di euro.
Quindi sì, avrebbe dovuto tacere, principalmente per la sua sicurezza.