La Genesi: le sposine

In un ipotetico libro della Genesi sul fenomeno sociologico delle “mamme pancine”,ci sarebbe sicuramente un capitolo 1 dedicato alle sposine

18 settembre 2026 17:03
La Genesi: le sposine -
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In un ipotetico libro della Genesi sul fenomeno sociologico delle “mamme pancine”, ci sarebbe sicuramente un capitolo 1 dedicato alle “sposine”: quelle che si iscrivono a gruppi incentrati sul matrimonio anche tre anni prima del lieto evento e che organizzano l’intera celebrazione come fosse uno sbarco in Normandia, con l’obiettivo di far svergognare le “migliori amiche”, rigorosamente invitate per prime.

C’è poi tutto un nuovo gergo da imparare: dal “FM”, che sta per “Futuro Marito”, alla meticolosa scrematura tra cuginette e figlie di conoscenti per individuare le due illibate designate alla consacrazione del talamo nuziale. La cui età, a quanto pare, è sempre più bassa, visti i tempi moderni.

Lenzuola nuove, ciabattine personalizzate e antiche pratiche che manco la Strega di Blair nei suoi giorni peggiori.

Nel gruppo di Sabrina e Debora è stata dedicata una giornata speciale alle esperienze e ai racconti dei matrimoni delle sposine: roba che, se l’avesse letta Edgar Allan Poe, la sera avrebbe dovuto coricarsi con la luce accesa.

E, al di là delle risate, il fenomeno è sociologicamente interessante perché il matrimonio, per alcune persone, sembra smettere di essere semplicemente un evento e diventa un vero e proprio progetto identitario. Non si organizza soltanto una giornata: si costruisce un ruolo sociale, si stabiliscono rituali, si definiscono gerarchie e si imparano codici linguistici condivisi. Il gruppo diventa quindi una sorta di scuola preparatoria al matrimonio, nella quale le future spose si scambiano consigli, tradizioni, superstizioni e soprattutto conferme reciproche.

È anche una forma di appartenenza. In una società nella quale molti dei rituali collettivi tradizionali si sono indeboliti, il matrimonio può diventare uno dei pochi momenti nei quali è ancora possibile mettere in scena, tutti insieme, un’identità fortemente codificata. E internet ha semplicemente spostato questa preparazione dal salotto di casa ai gruppi Facebook: ciò che una volta si tramandava tra madri, zie e vicine di casa oggi viene discusso da centinaia di sconosciute che, in compenso, hanno molto più tempo per giudicare la bomboniera scelta.

In attesa di pianificare un magnifico palinsesto, così da poterci tenere compagnia per tutto l’inverno, partiamo con un inedito sul destino a cui è condannato l'abito della cerimonia.

Generalmente l’abito del matrimonio dello sposo viene riciclato per ogni occasione formale fino al funerale dello stesso. L’abito della sposa, invece, diventa una reliquia, tipo la Sindone, e dopo essere stato lavato dalla migliore tintoria a risparmio, viene imbustato e chiuso in un antro dell’armadio o della soffitta.

MA…

C’è chi invece si spinge oltre e, approfittando di una moda tutta statunitense, trasforma l’abito in un vero e proprio elemento decorativo da esporre in casa.

Perché evidentemente non era sufficiente averlo indossato una volta: adesso deve continuare a guardarci mentre mangiamo.

Di seguito alcune delle creazioni, in verità già pubblicate in passato, ma rappresentative di quello che verrà.

Alla pagina 2 segue il post — inedito — di oggi.

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