Crudelia De Mon aveva ragione!

Il personaggio di Crudelia De Mon, introdotto da Disney nel 1961 con La carica dei 101, merita una rivalutazione critica alla luce degli...

19 settembre 2026 18:44
Crudelia De Mon aveva ragione! -
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Il personaggio di Crudelia De Mon, introdotto da Disney nel 1961 con La carica dei 101, merita una rivalutazione critica alla luce degli studi di genere e della storia della rappresentazione femminile nei media. Tradizionalmente presentata come antagonista crudele e disumana — la donna che desidera scuoiar cuccioli per vanità — Crudelia incarna, al di là della superficie narrativa, caratteristiche che la rendono una figura femminile sorprendentemente emancipata per l’epoca.

Nella versione animata del 1961, Crudelia appare come una vecchia compagna di scuola di Anita. A differenza della protagonista femminile, che rappresenta il modello di donna rassicurante, gentile e orientata alla dimensione familiare, Crudelia è indipendente, vive da sola, guida un’auto sportiva, fuma, veste in modo eccentrico, comanda due uomini e non contempla il matrimonio come obiettivo. In un contesto in cui la femminilità socialmente accettabile era ancora definita da passività, grazia e vocazione domestica, tali caratteristiche costituivano una minaccia culturale. È evidente che la sua “cattiveria” cinematografica non sia stata costruita solo sull’idea dell’antagonista, ma anche come dispositivo di stigmatizzazione di un modello femminile alternativo.

La lettura diventa ancora più significativa nella trasposizione del 1996 con Glenn Close, in cui Crudelia è il capo di Anita e pronuncia frasi emblematiche. Nel colloquio iniziale, dopo aver lodato la giovane impiegata, le chiede se intenda lasciare l’azienda. Anita risponde che potrebbe farlo solo in caso di matrimonio. Crudelia reagisce con una battuta tagliente: “Molte donne in gamba ha distrutto il matrimonio più della guerra, la fame, le malattie e i disastri. Tu hai talento tesoro, non scialacquarlo!” Una frase che, nel contesto degli anni ’90, suona già come un monito femminista: l’idea che il matrimonio non debba compromettere talento e carriera. In questa luce, la “cattiva” del film appare come la voce progressista, contrapposta a un mondo che ancora normalizza il sacrificio delle donne sull’altare della domesticità.

Ciò che emerge è un paradosso: Crudelia è demonizzata per la sua ossessione violenta verso i dalmata, ma il contorno del suo personaggio trasmette i tratti di una donna autonoma, autorevole e refrattaria alle imposizioni patriarcali. In termini di teoria femminista, potremmo dire che rappresenta un subaltern counterpublic (Nancy Fraser), una figura di opposizione che il testo cerca di neutralizzare caricandola di tratti mostruosi, ma che al contempo lascia intravedere un modello alternativo di soggettività femminile.

Non sorprende quindi che le reinterpretazioni più recenti, come Cruella (2021), abbiano scelto di esplorare il personaggio come antieroina piuttosto che come villain unidimensionale, segnando un’evoluzione nella rappresentazione delle donne potenti, emancipate e fuori norma. Crudelia, in definitiva, non è solo una cattiva Disney: è uno specchio della paura sociale nei confronti della donna indipendente e un terreno fertile per una rilettura femminista contemporanea.

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