I SEGRETI DEI NOSTRI MARITI ep 184 "Il ventriloquo"
Dopo il ritorno trionfale de “I segreti dei vostri mariti”, era inevitabile che prima o poi arrivasse un racconto capace di ricordarci...
Dopo il ritorno trionfale de “I segreti dei vostri mariti”, era inevitabile che prima o poi arrivasse un racconto capace di ricordarci perché questa rubrica, più che un semplice spazio di confessione coniugale, sia ormai diventata una specie di osservatorio permanente sui comportamenti maschili che le pancine riescono inspiegabilmente a catalogare sotto la voce “è fatto così”.
La particolarità del segreto di oggi è che parte da una storia d’amore che, almeno nelle intenzioni della protagonista, dovrebbe probabilmente risultare simpatica e sopra le righe. Il problema è che, andando avanti, il concetto di “uomo giocherellone” viene progressivamente stirato fino a comprendere comportamenti che in qualunque altro contesto richiederebbero quantomeno una riunione familiare, forse un professionista e in certi punti anche una discreta capacità di non fare domande.
La moglie, però, racconta tutto con quella naturalezza che ormai conosciamo bene: non c’è indignazione vera, non c’è un momento in cui si chieda seriamente se alcune delle abitudini del marito siano problematiche, c’è piuttosto la sensazione di starci presentando un personaggio folkloristico di famiglia, uno di quelli che “fa ridere tutti”, salvo poi scoprire che apparentemente per far ridere tutti ha bisogno di superare ogni volta il limite precedente.
E soprattutto c’è un dettaglio che rende la vicenda perfettamente pancina: quando pensi di aver già raggiunto il punto più assurdo del racconto, lei ti avverte che quello non è ancora il segreto.
A quel punto non resta che leggere.
Ora.
Io non so da dove cominciare, perché in questo racconto ci sono almeno cinque storie diverse stipate dentro la stessa confessione e tutte sembrano contendersi il premio per quella che sarebbe opportuno non raccontare nemmeno sotto anonimato.
Intanto bisogna riconoscere alla protagonista una straordinaria capacità di rivalutare retroattivamente qualunque campanello d’allarme come tratto caratteriale simpatico. Se un uomo si presenta a una sconosciuta con uno scherzo corporale, poi trasforma un’imitazione di animali in una simulazione sessuale sulla sua gamba e negli anni successivi sviluppa una passione per presentarsi mezzo nudo davanti alle babysitter, non siamo evidentemente davanti a una sequenza di comportamenti imbarazzanti: siamo davanti a un “marito pazzerello”.
La parte sulle tre babysitter è già meravigliosa perché viene liquidata quasi come un piccolo inconveniente domestico. Non “mio marito ha un comportamento che mette a disagio delle lavoratrici che entrano in casa nostra”, ma “abbiamo cambiato tre babysitter”. Come quando cambi gestore telefonico perché non prende bene in cucina.
E poi si arriva alla parte che lei stessa definisce “volgare e indecente”, il che, dopo tutto quello che abbiamo appena letto, crea aspettative enormi.
Quelle aspettative vengono ampiamente rispettate.
La cosa che mi fa più ridere è il modo in cui viene descritta la presunta “furbizia” del marito nel voler evitare gravidanze. Non il preservativo, non una riflessione minima sui rischi sanitari, ma una strategia sessuale che sembra elaborata da uno che ha studiato educazione sessuale su un tovagliolo dell’Autogrill.
E infine c’è il “segreto nel segreto”, presentato come se fosse quello il vero elemento sconvolgente della storia, quando a quel punto il lettore ha già attraversato un’intera antologia di comportamenti ben più significativi.
Il risultato è che la persona trans coinvolta, paradossalmente, finisce per essere quella meno assurda di tutto il racconto. Lei stava semplicemente facendo il proprio lavoro, tutto il resto del circo narrativo appartiene agli altri.
Naturalmente arriviamo ai commenti, perché il segreto del marito costituisce soltanto metà dell’esperienza: l’altra metà è osservare il gruppo mentre cerca di stabilire quale, fra le ventisette informazioni appena ricevute, meriti davvero attenzione.