Ginevra l'esperta di IA - Puntata 3
Quando nemmeno Dio basta più, ci pensa una pancina.
Ogni volta che pubblico una di queste storie, mi domando se nei commenti comparirà finalmente qualcuno disposto a fare un'osservazione elementare, magari spiegando che non tutto ciò che viene proposto con buone intenzioni è necessariamente una buona azione. Una comunità composta da migliaia di persone dovrebbe teoricamente offrire una certa varietà di opinioni, eppure in questo gruppo capita spesso di assistere a una straordinaria uniformità di giudizio, soprattutto quando si tratta di approvare iniziative che meriterebbero quantomeno qualche domanda.
Non è necessario possedere una particolare preparazione psicologica per comprendere che il lutto di una madre richiede delicatezza. Non bisogna essere atei, credenti, teologi o psichiatri per riconoscere che la sofferenza non può essere utilizzata come leva per ottenere una conversione religiosa. Basterebbe applicare un principio molto semplice, quello secondo cui la libertà di credere comprende necessariamente anche la libertà di non credere.
Vediamo quindi come la comunità ha accolto questa nuova iniziativa.
Naturalmente non possiamo sapere quanto attentamente queste persone abbiano letto il messaggio, né possiamo dedurre da poche parole che approverebbero ogni dettaglio del piano. Ma quello che emerge dai commenti visibili è comunque significativo: nessuno solleva esplicitamente il problema della sofferenza che potrebbe essere provocata alla donna coinvolta.
La cosa più sconfortante, infatti, non è soltanto l'idea iniziale. È la facilità con cui un'iniziativa potenzialmente crudele può essere circondata da cuoricini, incoraggiamenti e manifestazioni di solidarietà, fino a sembrare una normale dimostrazione di amicizia.
Manca soltanto qualcuno che proponga di organizzare una colletta.
E Ginevra? Cosa avrà risposto?