Il bracciale dell'invidia: dove eravamo rimasti?

Il bracciale dell’invidia: la Vate Ornella torna con un ex prete, una suora, due gemelle e un braccialetto elettronico

19 ottobre 2026 11:59
Il bracciale dell'invidia: dove eravamo rimasti? -
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La sera prima del processo, Sara, Giulia e Sonia ricevono un messaggio da Patrizia, che chiede loro di incontrarsi. Sonia rifiuta, mentre Sara accetta e si ritrova davanti a una proposta che mette finalmente Luigi di fronte alle proprie responsabilità paterne: Patrizia non testimonierà contro di lui se riconoscerà legalmente Chanel, la figlia avuta dalla suora. La prima reazione dell’uomo è rifiutare, perché non vuole pagare gli alimenti alla bambina. Ricordiamoci che stiamo parlando dello stesso individuo che nel primo romanzo si presentava come Destino, seduceva le donne sotto la luna e pronunciava frasi romantiche tra i fiori. Adesso non vuole riconoscere una figlia per evitare di mantenerla. Il principe azzurro è diventato un debitore alimentare.

Alla fine interviene Elisabetta, che riesce a convincerlo ad accettare, e Patrizia si impegna quindi a mentire davanti al giudice. Ma non è ancora finita, perché arriva finalmente il giorno del processo, durante il quale Luigi deve rispondere delle accuse di molestie sessuali ai danni di Amelia. Patrizia testimonia il falso, rispettando l’accordo, e quando arriva il turno di Giulia anche lei, contrariamente a quanto aveva dichiarato in precedenza, decide di mentire.

Perché? Qui Ornella ci regala un’altra delle sue rivelazioni, facendoci scoprire soltanto in questo momento che Patrizia aveva confidato a Giulia un terribile segreto: Sonia è incinta del marito di Giulia. Quindi il rapporto sessuale consumato durante il ricevimento nuziale ha avuto conseguenze e Patrizia ha promesso alla donna che avrebbe convinto Sonia a dare via il bambino, evitando lo scandalo, se lei avesse contribuito a salvare Luigi.

Ricapitoliamo: Patrizia ricatta Luigi affinché riconosca una figlia illegittima e poi ricatta Giulia promettendole che convincerà Sonia a rinunciare al proprio bambino, tutto questo per ottenere false testimonianze in un processo per molestie sessuali. Siamo ormai oltre Beautiful, in una dimensione narrativa nella quale il codice penale è stato sostituito dal regolamento del gruppo delle pancine.

E finalmente, dopo tutto questo, arriva il momento della sentenza. Il giudice deve pronunciarsi, Luigi attende, Sara attende, le testimoni attendono, il lettore attende e Ornella scrive: «________».

Sì, avete capito bene, la sentenza è uno spazio vuoto. Dopo un’intera trilogia, dopo decine di capitoli, dopo un ex sacerdote diventato seduttore, una suora con una figlia chiamata Chanel, un cane ucciso, un matrimonio sabotato, due gemelle che si scambiano gli abiti, un tradimento con gravidanza e una serie di false testimonianze, Ornella decide di lasciare alle lettrici il compito di pronunciare la sentenza. Le pancine, naturalmente, nei commenti scrivono tutte «INNOCENTE!», e così finisce il romanzo.

Non sappiamo quale sia la sentenza effettivamente pronunciata dal giudice nell’universo narrativo, perché Ornella non l’ha scritta, sappiamo soltanto che le lettrici hanno assolto Luigi. Una giuria popolare composta dalle pancine, chiamata a decidere il destino di un uomo accusato di molestie sessuali dopo aver letto una storia nella quale praticamente tutti hanno mentito, ricattato qualcuno o nascosto una gravidanza. Non so se sia più inquietante il processo o il fatto che Ornella abbia pensato che questa fosse una conclusione soddisfacente.

E così si conclude Il bracciale dell’invidia, terzo capitolo della saga de L’orologio e la rosa, una trilogia che ci ha accompagnato attraverso un universo narrativo nel quale un uomo può essere contemporaneamente un ex sacerdote, un seduttore, un marito, un padre, un imputato e il presunto assassino del cane di famiglia. Abbiamo conosciuto donne dotate di poteri magici inutili, commesse trasformate in Dame delle Scelte, anziane wedding planner con titoli nobiliari immaginari, gemelle intercambiabili, suore madri, avvocate plurilaureate e rondini capaci di risolvere problemi d’identità meglio delle forze dell’ordine.

Ma soprattutto abbiamo assistito a una delle più audaci sperimentazioni letterarie della storia: un romanzo interattivo nel quale le lettrici non devono scegliere tra diversi sviluppi narrativi, ma completare frasi prive di contesto e pronunciare sentenze penali. La Vate Ornella ha inventato una nuova forma di narrativa partecipativa, il romanzo a responsabilità condivisa, dove se un personaggio dice qualcosa di assurdo la colpa può essere delle lettrici, se il finale non funziona la colpa può essere delle lettrici e se un imputato viene assolto la colpa può essere delle lettrici. L’autrice, nel frattempo, può serenamente dedicarsi al prossimo capolavoro.

E infatti sappiamo che una quarta opera inedita è in arrivo, anche se non conosciamo ancora il titolo, non sappiamo se sarà collegata alla trilogia, se ritroveremo Sara, Luigi, Patrizia o le gemelle e neppure se sarà ambientata nello stesso universo narrativo. Ma una cosa è certa: dopo aver letto tre romanzi della Vate Ornella, io non ho più paura di Stephen King, ho paura degli spazi vuoti.

Che la rosa sia con voi e, se un giorno doveste finire davanti a un giudice, assicuratevi che non sia una pancina.

Gli screen originali del bracciale dell'invidia potete trovarli su Instagram seguendo la numerazione, cliccando QUI trovate il primo.

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