L'Erede del Destino - Capitolo 1 di 30
La Vate Ornella torna con una suora morta, una figlia indesiderata e le rondini dei sogni
Naturalmente il debutto del nuovo romanzo ha provocato un'ondata di entusiasmo nel gruppo delle pancine. Il primo capitolo ha raccolto centinaia di reazioni e oltre un centinaio di commenti, nei quali le lettrici hanno espresso emozione, impazienza, curiosità e, in alcuni casi, considerazioni che meriterebbero di essere pubblicate come opere letterarie autonome.
Ecco lo screenshot dei commenti, seguito dalla loro trascrizione per chi avesse problemi di visualizzazione.
Sonia:
Ornella troppo poco un solo capitolo a settimana
Katia:
speravo di leggere delle gemelline 😊
Anna:
quest storia me ne ricorda una molto triste che riguarda me e una che diceva che mio marito l'aveva messa incinta ma era impossibile mio marito con me ci ha messo 2 anni di tentativi e con lei un unica volta ed è successo? non ci credo
Lucia:
io leggo solo se so del dietro fine ci fai una anticipazione sul finale??? anche in pvt
Giuliana:
Mi sono emosianata 😍😍😍
Cosima:
mi fai venire voglia di scrivere 🙂
Cominciamo da Sonia, che ritiene insufficiente la pubblicazione di un solo capitolo a settimana. Una richiesta comprensibile, se non fosse che il primo capitolo contiene una quantità di testo paragonabile a quella di un'etichetta di ammorbidente. Considerando che Ornella ha annunciato trenta capitoli, al ritmo di uno alla settimana il romanzo ci accompagnerà per circa sette mesi, sempre che la Vate non debba sospendere le pubblicazioni per l'arrivo dei demoni, il letargo delle rondini o qualche altra emergenza spirituale.
Katia, invece, sperava di leggere delle gemelline, evidentemente Debora e Sabrina, le figlie di Sara e Luigi chiamate in onore delle amministratrici del gruppo. Un'aspettativa legittima, soprattutto perché nel romanzo precedente le due bambine erano state lasciate in automobile durante un ricevimento nuziale per un periodo imprecisato. Sarebbe interessante sapere come stiano, se siano finalmente uscite dalla macchina e se abbiano sviluppato una comprensibile diffidenza nei confronti delle cerimonie matrimoniali.
Ma il commento che considero più straordinario è quello di Anna, che davanti al primo capitolo di un romanzo nel quale una bambina rimane orfana di madre decide di raccontare una vicenda personale legata a una presunta gravidanza extraconiugale del marito.
La lettrice spiega di non credere che un'altra donna possa essere rimasta incinta dopo un unico rapporto con suo marito, perché lei aveva impiegato due anni di tentativi per concepire. Un ragionamento che trasforma la fertilità umana in una sorta di abbonamento a punti, dove per ottenere una gravidanza occorre accumulare un numero minimo di rapporti sessuali e chi ci riesce al primo tentativo deve necessariamente aver barato.
Naturalmente non possiamo sapere cosa sia realmente accaduto nella vicenda personale di Anna, ma il presupposto biologico è sbagliato: il fatto che una coppia abbia impiegato due anni per ottenere una gravidanza non impedisce affatto che un'altra donna possa concepire dopo un solo rapporto, se questo avviene nel periodo fertile.
Mi colpisce soprattutto l'associazione immediata tra la storia di Chanel e la propria esperienza. Ornella scrive di una bambina nata dalla relazione tra un sacerdote e una suora, e Anna pensa subito al marito e a una donna che sostiene di essere rimasta incinta di lui. È la dimostrazione che la Vate riesce a stimolare riflessioni profondamente personali anche attraverso una narrazione nella quale il protagonista maschile ha una carriera sentimentale che farebbe impallidire Don Giovanni.
Ma il vero capolavoro della critica letteraria arriva con Lucia, che dichiara:
«Io leggo solo se so del dietro fine».
Il dietro fine.
Non il finale, non l'epilogo, non la conclusione. Il dietro fine, una categoria narrativa che non conoscevo e che potrebbe indicare ciò che accade dopo il finale, prima del finale oppure alle spalle del finale, come una sorta di retrobottega della trama.
Lucia, evidentemente, non vuole correre il rischio di affezionarsi ai personaggi per trenta settimane senza sapere in anticipo come andrà a finire. Chiede quindi a Ornella di rivelarle la conclusione, eventualmente anche in privato, come se stesse richiedendo informazioni riservate su una trattativa immobiliare.
Trovo meravigliosa l'idea che una lettrice possa pretendere il finale di un romanzo prima ancora di averne letto il secondo capitolo, soprattutto considerando che l'autrice, nell'opera precedente, non aveva nemmeno scritto la sentenza conclusiva, lasciando alle pancine il compito di inventarla.
Mi domando cosa potrebbe risponderle Ornella. Forse «Poi capirete», come nell'annuncio. Oppure potrebbe inviarle uno spazio vuoto da completare autonomamente, mantenendo fede alla tradizione del romanzo interattivo.
E così si chiude la prima settimana di L'Erede del Destino. Ornella ci ha presentato una morte, un'eredità familiare ancora tutta da chiarire, una bambina di dieci anni che non conosce il padre e il ritorno di Giulia, una delle protagoniste più tormentate della trilogia precedente. Le lettrici, nel frattempo, chiedono più capitoli, vogliono conoscere il finale, aspettano le gemelline e trovano ispirazione per cominciare a scrivere a loro volta.
Io, invece, vorrei soltanto sapere chi sia l'uomo che ha telefonato a Sara per annunciarle la morte della suora, perché trovo abbastanza inquietante che qualcuno possa chiamare una persona, comunicarle un decesso con due parole e riattaccare senza neppure presentarsi.
Ma soprattutto mi auguro che nei prossimi ventinove capitoli Ornella trovi il tempo di chiarire un mistero che continua a tormentarmi dalla prima riga: che cosa sono esattamente le giornate «come tane»?
Forse lo scopriremo quando le rondini torneranno dai sogni.
Oppure, come direbbe la Vate, poi capirete.