L'Erede del Destino - Capitolo 1 di 30
La Vate Ornella torna con una suora morta, una figlia indesiderata e le rondini dei sogni
A questo punto ritengo opportuno proporre un piccolo esperimento letterario. Abbiamo letto il primo capitolo nella sua forma originale, con la sintassi, i dialoghi e le immagini poetiche della Vate. Ma cosa accadrebbe se la stessa vicenda fosse raccontata da uno che sa mettere insieme soggetto, verbo, complemento e utilizzare la punteggiatura senza considerarla una forma di oppressione?
Proviamo dunque a tradurre Ornella in italiano letterario, senza modificare gli eventi narrati, aggiungere personaggi o inventare rivelazioni che l'autrice non ci ha ancora concesso. Il risultato potrebbe essere questo.
L'Erede del Destino — Capitolo primo (versione letteraria)
Era una giornata apparentemente uguale a tante altre.
Una donna si avvicinò alla finestra della propria camera e scostò lentamente le tende. La luce del mattino penetrò nella stanza, illuminando gli oggetti e dissipando le ultime ombre della notte. Rimase per qualche istante immobile, con lo sguardo rivolto all'esterno, come se cercasse qualcosa oltre il vetro.
Altrove, Sara era intenta a riordinare la cucina. Da quando aveva sposato Luigi, la sua vita era stata attraversata da vicende che non avrebbe mai immaginato di dover affrontare. Quella mattina, tuttavia, cercava conforto nella semplicità dei gesti quotidiani, occupandosi della casa e lasciando che il lavoro distraesse i suoi pensieri.
Il telefono squillò improvvisamente.
Sara interruppe ciò che stava facendo e rispose.
«Pronto?»
Dall'altro capo della linea giunse una voce maschile.
«È morta.»
Prima che Sara potesse chiedere spiegazioni, la comunicazione si interruppe.
Rimase con il telefono in mano, turbata dalla brevità di quelle parole. Aveva compreso a chi si riferisse l'uomo: la donna che, molti anni prima, aveva avuto una figlia da Luigi, quando lui conduceva ancora una vita religiosa.
La madre di Chanel era morta.
Sara raggiunse il marito per comunicargli la notizia. Luigi ascoltò incredulo, incapace di accettare immediatamente ciò che aveva appena appreso.
Aveva riconosciuto Chanel come propria figlia, ma fino a quel momento la bambina era cresciuta con la madre. Adesso, con la sua scomparsa, la responsabilità di occuparsi di lei ricadeva inevitabilmente anche su di lui.
«Non voglio», disse Luigi, quasi a voler respingere quella realtà.
Sara lo guardò con fermezza.
«Devi», rispose.
Non aggiunse altro. Per lei non c'era nulla da discutere: Chanel aveva perso la madre e non poteva essere abbandonata anche dal padre.
La bambina aveva ormai dieci anni e non aveva mai conosciuto Luigi. Sua madre, un'ex religiosa, aveva preferito nasconderle la verità sulle proprie origini. Per proteggerla da una storia familiare difficile, le aveva raccontato di non conoscere l'identità di suo padre.
Ora quella donna non c'era più, e Chanel si trovava davanti a un futuro che non avrebbe potuto affrontare senza nuove risposte.
Intanto, nella stanza illuminata dal sole, la donna che aveva aperto le tende continuava a osservare il cielo.
Alcune rondini attraversarono l'aria, disegnando traiettorie leggere sopra i tetti. La donna le seguì con lo sguardo, quasi volesse accompagnarle nel loro volo, e rivolse loro un silenzioso saluto.
Poi si voltò.
Era Giulia, la migliore amica di Sara.
Fine del primo capitolo.
Ecco. Gli avvenimenti sono esattamente gli stessi, ma improvvisamente abbiamo una stanza anziché una «camera del riposo», una telefonata anziché una comunicazione funebre da parte di un anonimo centralinista e delle rondini che volano nel cielo anziché verso una località immaginaria chiamata Sogni.
Luigi continua a essere un padre irresponsabile, la suora continua a essere morta e Giulia continua a guardare fuori dalla finestra, ma almeno il lettore riesce a comprendere ciò che sta accadendo senza dover consultare i tre romanzi precedenti, un dizionario e un ornitologo.
Naturalmente questa riscrittura perde qualcosa di fondamentale: l'inconfondibile stile della Vate Ornella. Perché chiunque può scrivere che una donna pulisce la cucina per distrarsi dai propri pensieri, ma soltanto Ornella può sostenere che stia «rinfrescando la sua vita» attraverso le faccende domestiche. Chiunque può descrivere delle rondini che attraversano il cielo, ma soltanto Ornella può attribuire loro una destinazione metafisica. E soprattutto chiunque può scrivere «Era una giornata come tante», ma bisogna possedere un talento particolarissimo per eliminare una consonante e trasformare l'incipit di un romanzo in un interrogativo zoologico.
Il problema è che, se un editore correggesse davvero tutte queste espressioni, probabilmente otterrebbe un racconto molto più leggibile, ma infinitamente meno memorabile.
E forse è proprio questo il segreto della Vate: Ornella non scrive semplicemente storie. Crea involontariamente delle esperienze linguistiche che nessun autore professionista oserebbe proporre al proprio correttore di bozze.
E infatti i commenti delle pancine le danno ragione.