La gratuità è una mia scelta, non un vostro diritto.
Nell’ultimo mese c’è stata un’ovazione per il ritorno delle pubblicazioni, che mancavano dal 2023. Qualcuno, però, ha iniziato a rompere...
Oggi ne voglio approfittare per parlare di una cosa.
Nell’ultimo mese c’è stata un’ovazione per il ritorno delle pubblicazioni, che mancavano dal 2023. Qualcuno, però, ha iniziato a rompere il cazzo per le “pubblicità” presenti sul sito, quindi mi va di spiegare un po’ di concetti chiave.
La pagina Facebook "Il Signor Distruggere" non è mia: io la amministro, ma il proprietario è Meta, che potrebbe decidere di chiudermela domani senza manco dirmi perché, e io perderei tutto quello che ci ho costruito sopra. Ergo, voglio che i miei contenuti siano sul mio sito. Cosa che facevo già dal 2011, quando mi leggevano in 7.
Visto che, però, oggi non mi seguono più in 7, ma ogni articolo viene letto da più di 100.000 persone, un normale sito web con hosting “gratuito” non sarebbe in grado di supportare gli accessi simultanei. Sono quindi necessari un hosting a pagamento, un supporto tecnico, cazzi e mazzi.
Chi dovrebbe pagare?
Le opzioni sono tre: o pagate voi, magari tramite abbonamenti su Substack; o pago io, perché, oltre a ricercare materiale, scrivere e perderci ore, dovrei pure pagare per avere l’onore di intrattenervi; oppure pagano gli inserzionisti, attraverso le pubblicità presenti sul sito. Pubblicità che non vengono scelte né gestite da me, né per tipologia né per numero, ma da una concessionaria.
Ho scelto la terza opzione: non pago io, non pagate voi. A qualcuno, però, dà fastidio. Qualcuno con dei problemi e che deve necessariamente vederci “il lucro” e il marcio.
Se introducessi degli abbonamenti, potrei guadagnare molto di più. Attualmente, con gli introiti pubblicitari, si pagano le spese di gestione, lo stipendio del tecnico, i caffè al bar e le tasse.
Se invece introducessi degli abbonamenti a 1 euro al mese, considerando che ogni articolo viene letto da oltre 100.000 persone e ipotizzando, per assurdo, che 100.000 lettori decidessero di abbonarsi, visto che 1 euro è una cifra ridicola, il calcolo sarebbe semplicissimo: 1 × 100.000 = 100.000 euro al mese.
Tolte l’IVA e le commissioni di Stripe, rimarrebbero indicativamente 54.700 euro al mese, prima delle imposte sul reddito e dei contributi previdenziali.
A voi andrebbe bene? Perché a me andrebbe benissimo. Le pubblicità le eliminerei immediatamente.
Ma sono sicuro che se creassi una copia del sito in abbonamento, stessi identici contenuti, uno gratis con le pubblicità e uno in abbonamento senza pubblicità, quasi nessuno opterebbe per pagare anche solo quell’euro.
Quindi, contrariamente a quello che qualcuno sembra pensare, le pubblicità non sono un favore che fate a me. Semmai, il favore a me lo fareste pagando un abbonamento.
Perché c’è chi non vuole pagare, non vuole vedere pubblicità, ma vuole tutto e gratis. Ecco, questo qualcuno può andare a bere una tisana di petalogia e fare a meno delle cose che pubblico, visto che non sono indispensabili per la vita di tutti i giorni e che nessuno ha il diritto di pretendere che io lavori gratis o, addirittura, ci rimetta di tasca mia perché a qualcuno brucia il culo vedere delle pubblicità.
Le pubblicità ci sono persino sui siti dei grandi quotidiani nazionali, che spesso beneficiano anche di finanziamenti pubblici, e voi venite a rompere il cazzo a un blogger indipendente che fa intrattenimento senza chiedervi un centesimo?
Ma soprattutto, vorrei capire in quale universo parallelo il mio tempo e il mio lavoro dovrebbero essere messi gratuitamente a disposizione di gente che, non contenta di ricevere tutto senza pagare, pretende pure di decidere come il sito debba mantenersi.
Perché il concetto è semplicissimo: voi avete tutto il diritto di non leggere quello che pubblico, ma non avete alcun diritto di pretendere che io lavori alle condizioni che fanno comodo a voi.
Anche se mantenere il sito mi costasse zero euro, avrei comunque tutto il diritto di guadagnare grazie agli articoli che scrivo e alla mia attività di ricerca dei materiali.
Se persino una pubblicità, che non vi costa un euro, rappresenta un sacrificio insopportabile, il problema non è il mio sito. È che vi siete abituati talmente tanto a consumare gratuitamente il lavoro degli altri da convincervi che vi sia dovuto.
E invece no, amore mio: il fatto che tu non voglia pagare per qualcosa non significa che qualcun altro debba pagare per fartela avere. Il fatto che un contenuto sia gratuito per chi lo legge non significa che non abbia un valore per chi lo produce. E soprattutto, la gratuità è una mia scelta, non un vostro diritto. Qui nessuno è sotto incantesimo, siete liberi di fare a meno di ciò che scrivo e pubblico.
PS
Qualche caso umano ha scritto che io allungherei il brodo sul sito per trattenervi più a lungo e guadagnare di più. Questo qualcuno è un idiota, perché non è così che funzionano i banner pubblicitari. Si guadagna in base alle visualizzazioni, non al tempo di permanenza sul sito. Potrei anche pubblicare soltanto gli screenshot, senza una riga di testo, e guadagnerei la stessa cifra. La stessa identica cifra.
Ho invece pensato di scrivere, oltre alle mie opinioni, anche delle spiegazioni dei post, perché SPESSO ricevo messaggi privati in cui mi si chiede di spiegare le indecifrabili pancine. E sapete perché la polemica è ancora più idiota? Perché il testo può tranquillamente essere saltato per andare direttamente agli screenshot.
Sempre lo stesso caso umano ha anche detto che i testi delle descrizioni sono scritti dall’IA. Non è vero. Scrivo tutto io e all’IA chiedo di correggermi i refusi, cosa che chiederei a qualunque amico: “Leggi e mi dici che ne pensi?”. Perché, dalle redazioni dei giornali a quelle delle case editrici, ci sono sempre almeno due persone diverse a leggere lo stesso testo.
Dà fastidio anche questo? Bene, tu a cui dà fastidio paga lo stipendio a un editor umano e ti garantisco che i miei pezzi se li leggerà lui.
Ah, devo pagarlo io? Giusto, allora da domani mettiamo il sito in abbonamento a 20 euro al mese. Non si abbona nessuno? Ah, allora me ne tornerò a fare la mia vita privilegiata nella Milano degli aperitivi, degli eventi e dei red carpet, visto che la mia fonte di reddito, palesemente, non è questo sito web.