Il bracciale dell'invidia: dove eravamo rimasti?
Il bracciale dell’invidia: la Vate Ornella torna con un ex prete, una suora, due gemelle e un braccialetto elettronico
Siamo finalmente arrivati al terzo e ultimo capitolo della trilogia de L’orologio e la rosa, l’universo letterario della Vate Ornella, la nostra pancina che nel 2017, dopo aver raccontato alle colleghe del gruppo della signora Sabrina una notte di passione con il marito, decise che l’umanità meritasse anche i suoi romanzi.
Abbiamo già ripercorso Timidamente Amore, l’appassionante vicenda della fioraia Sara, innamoratasi di uno sconosciuto che si faceva chiamare Destino, e Il segreto di Patrizia, il prequel nel quale abbiamo scoperto che quel misterioso seduttore era in realtà un ex sacerdote, Don Luca, tornato al suo nome di battesimo, Luigi, dopo una crisi mistica provocata dalla visione di due persone che facevano sesso nel bagno di un ristorante. Pensavamo di aver visto tutto, ma eravamo degli ingenui, perché con Il bracciale dell’invidia Ornella abbandona definitivamente qualsiasi tentativo di mantenere un rapporto diplomatico con la plausibilità, regalandoci una storia che comprende molestie sessuali, tradimenti, figli illegittimi, suore, morti sospette, scambi di persona, ricatti e procedimenti giudiziari.
Questa volta, però, la Vate ha deciso anche di rivoluzionare il rapporto tra autore e lettore, trasformando il proprio romanzo in un’esperienza interattiva. In alcuni capitoli, infatti, Ornella lasciava degli spazi vuoti nei dialoghi, invitando le pancine a completarli nei commenti. Un esperimento letterario che sulla carta potrebbe persino sembrare interessante, se non fosse che gli spazi venivano collocati in punti assolutamente imprevedibili. Per esempio, una protagonista cammina tranquillamente per strada quando incontra un passante che le dice: «________». Cosa? Buongiorno? Attenta al tombino? Signora, le è caduto un rene? Nessuno poteva saperlo, perché non c’erano indizi né un contesto che suggerisse una risposta. Ornella non chiedeva alle lettrici di completare una storia, ma di indovinare cosa stesse pensando lei, un’impresa che probabilmente neppure Patrizia, con i suoi poteri magici, sarebbe riuscita a portare a termine. Ma l’aspetto più interessante di questo esperimento lo scopriremo nel finale, quando la Vate deciderà di affidare alle proprie lettrici addirittura l’esito di un processo penale.
Procediamo con ordine. La storia riprende dopo gli eventi dei due romanzi precedenti. Sara, la nostra amata fioraia, ha sposato Luigi, l’ex sacerdote conosciuto anche come Destino, e insieme hanno avuto due gemelle, Debora e Sabrina, chiamate così in omaggio alle due amministratrici del gruppo delle pancine nel quale Ornella pubblicava le proprie opere. Un gesto di riconoscenza letteraria che personalmente trovo commovente: Dante dedicò versi a Beatrice, Petrarca a Laura e Ornella ha deciso di chiamare le figlie immaginarie di un ex sacerdote come le amministratrici di un gruppo Facebook.
La serenità familiare, tuttavia, dura poco, perché scopriamo che Luigi porta alla caviglia un oggetto che dà il titolo all’opera: il bracciale dell’invidia. Un manufatto misterioso? Un gioiello maledetto? Un antico cimelio capace di scatenare sentimenti negativi? Niente di tutto questo, è un braccialetto elettronico di quelli utilizzati per il controllo giudiziario, che Luigi indossa perché è accusato di aver molestato sessualmente la commessa di un negozio, già conosciuta in Timidamente Amore come la Dama delle Scelte. La stessa donna che aveva avuto con lui una relazione definita «importante», durata un paio di giorni. Io ho avuto raffreddori più duraturi.
La commessa, che finalmente scopriamo chiamarsi Amelia, ha denunciato Luigi e adesso l’uomo si trova sottoposto a restrizioni. Quindi il Destino che nel primo romanzo faceva innamorare le donne sotto la luna, tra fiori e dichiarazioni romantiche, adesso deve rispettare le prescrizioni dell’autorità giudiziaria. Una parabola esistenziale straordinaria: da Don Luca a Destino, da Destino a Luigi, da Luigi al braccialetto elettronico. Manca soltanto una partecipazione a Temptation Island.
Nel frattempo Giulia, la migliore amica di Sara, sta per sposarsi. Ricorderete Giulia e sua sorella gemella Sonia, due donne praticamente identiche che nel primo romanzo riuscivano a distinguersi grazie a un antico fermaglio per capelli, una tecnologia di riconoscimento biometrico che evidentemente Ornella considera più affidabile delle impronte digitali. Sara deve partecipare al matrimonio dell’amica, ma Luigi non può accompagnarla a causa del braccialetto elettronico e il problema è gravissimo, non perché Sara debba affrontare da sola una cerimonia mentre il marito è coinvolto in un procedimento per molestie sessuali, ma perché le damigelle devono eseguire una coreografia di coppia e senza Luigi la nostra protagonista rischia di compromettere l’intero spettacolo.
Fortunatamente interviene l’anziana wedding planner, conosciuta come l’Esperta dei Matrimoni, perché nell’universo di Ornella nessuno può semplicemente esercitare una professione, tutti devono avere un titolo vagamente mitologico. Abbiamo la Dama delle Scelte, l’Esperta dei Matrimoni, Destino e Patrizia con i suoi poteri magici. Manca il Cavaliere dell’ISEE. L’Esperta dei Matrimoni trova comunque una soluzione: Sara non dovrà più eseguire la coreografia di coppia, ma limitarsi a una riverenza, risolvendo così uno dei più drammatici problemi organizzativi della storia dei matrimoni.
Sara, intanto, cerca di convincere Amelia a ritirare la denuncia contro il marito, ma durante il confronto la donna le rivela un’altra sconvolgente verità: Luigi avrebbe ucciso Polly, il cane della protagonista, mentendole sull’accaduto. Polly, proprio il cane di Timidamente Amore, quello che Sara portava a spasso durante il temporale nella notte in cui aveva incontrato il suo Destino. Ora, fermiamoci un momento. Il nostro Luigi era un sacerdote, ha abbandonato la tonaca, ha cominciato a sedurre donne, ha sposato una fioraia, ha avuto due figlie, è stato accusato di molestie sessuali, indossa un braccialetto elettronico e adesso scopriamo che avrebbe persino ucciso il cane della moglie. A questo punto comincio a pensare che la decisione di abbandonare il sacerdozio sia stata l’unica scelta sensata della sua esistenza. E soprattutto vorrei sapere quale tipo di discernimento abbia portato Sara a considerarlo un buon partito, visto che nel primo romanzo bastava che quest’uomo si presentasse dicendo «sono il tuo Destino» per farla innamorare. Forse sarebbe stato meglio chiedergli almeno il certificato penale.
Come se non bastasse, l’anziana Esperta dei Matrimoni decide di coinvolgere nella vicenda una vecchia conoscenza: Patrizia, la donna vestita sempre di rosso, dotata del potere magico di capire, toccando le persone, se queste non avevano apprezzato un giudizio. La protagonista del secondo romanzo, quella che aveva tormentato Don Luca con telefonate alle quattro del mattino, contribuendo indirettamente alla crisi mistica che lo aveva portato ad abbandonare il sacerdozio.
Patrizia torna e rivela a Sara che il marito, durante la sua precedente vita religiosa, aveva avuto una figlia con una suora. Avete capito bene, Luigi non era soltanto un sacerdote, ma un sacerdote che aveva avuto una relazione con una religiosa, dalla quale era nata una bambina di nome Chanel. Perché evidentemente Ornella, dopo aver costruito una trama degna di un’indagine vaticana, ha deciso di omaggiare anche l’alta moda francese. A questo punto il passato di Luigi comincia ad assumere dimensioni tali da richiedere non un albero genealogico, ma una commissione d’inchiesta.