Ginevra l'esperta di IA - Puntata 1
Nel meraviglioso ecosistema delle pancine, dove per anni abbiamo incontrato petalologhe, consulenti sentimentali autoproclamate, plurilau...
La signora chiede alla nostra esperta di IA di realizzare una falsa fotografia della ex a cena con un uomo che non sia né suo marito né l’attuale compagno della donna. Ma non finisce qui, perché per rendere credibile l’operazione ha già effettuato personalmente il lavoro preliminare. Ha cercato la fotografia della ex.
Ha individuato un uomo dello stesso paese della ex, trovato cercando praticamente un nome a caso associato al nome del paese. Ha persino individuato un ristorante della zona nel quale ambientare l’incontro clandestino. Altro che cinque euro. Qui Ginevra dovrebbe applicare il tariffario per le consulenze cinematografiche. Mancano solo le gemelle K sullo sfondo e abbiamo ricostruito l’intera scena del crimine.
Lo scopo finale viene candidamente spiegato nel messaggio: una volta ottenuta la falsa fotografia, la moglie vorrebbe inviarla anonimamente all’attuale fidanzato della ex.
Ricapitoliamo.
Questa donna è sposata da cinque anni.
Ha una figlia.
Scopre l’esistenza di un profilo Facebook che il marito non usa dal 2018.
Scopre che, quando lui stava con la ex, quest’ultima conosceva le credenziali.
Scopre che nel frattempo la ex si è rifatta una vita.
E decide che la risposta razionale a tutto questo sia commissionare per cinque euro a una sconosciuta su Facebook una fotografia falsa nella quale la ex tradisce il suo attuale compagno, utilizzando come amante inconsapevole un tizio pescato a caso su Internet. Praticamente per risolvere un problema inesistente nel proprio matrimonio vuole crearne uno realmente esistente nella relazione di altre due persone.
Con la partecipazione straordinaria di un poveraccio del paese che magari in quel momento è a casa a scongelare i bastoncini Findus e non sa di essere stato appena scritturato come amante in una produzione originale delle pancine. E naturalmente tutto deve essere anonimo. Perché quando si possiede la certezza morale delle proprie azioni, la prima cosa da fare è assicurarsi che nessuno sappia chi le ha compiute.
Naturalmente, davanti alla richiesta di fabbricare una falsa prova di tradimento per sabotare la relazione sentimentale di una sconosciuta, ci si aspetterebbe che almeno una persona nei commenti facesse presente alla protagonista che forse il problema non è la ex che conosceva la password di un profilo Facebook nel 2018, ma il fatto che lei, nel 2026, stia cercando fotografie di sconosciuti su Internet per costruire un adulterio mai avvenuto. E invece no, perché il gruppo si dimostra immediatamente molto più interessato alla riuscita tecnica dell’operazione che alle sue motivazioni, tanto che una commenta semplicemente «spero che Ginevra possa aiutarti», mentre un’altra domanda estasiata: «Siete bravissime a fare queste foto ma come fate????». C’è persino chi solidarizza raccontando la propria esperienza con un ex e conclude: «Io come ex sono stata più disponibile della tua», che è meraviglioso perché nel giro di pochi commenti la ex del racconto, la cui colpa al momento consiste nell’essere stata fidanzata anni fa con un uomo che successivamente ne ha sposata un’altra, è stata trasformata nella principale responsabile della crisi internazionale. Non sappiamo se abbia ancora accesso al profilo Facebook, non sappiamo se abbia mai provato ad accedervi, non sappiamo se ricordi ancora la password e soprattutto non sappiamo se gliene freghi qualcosa, ma ormai il tribunale delle pancine si è riunito e la sentenza è stata emessa.
Poi, finalmente, arriva Ginevra e la macchina della giustizia entra in funzione.